Prunus avium L.

Prunus avium L.

Nome italiano: Ciliegio selvatico, Ciliegio dolce.
Nome dialettale: cirésa, cerésa, ciarzera, cerzera.
Caratteri generali
Albero caducifoglio che arriva al massimo a 20-25 m di altezza; l’accrescimento è molto veloce, ma la durata della vita è abbastanza breve, raramente superante il secolo; questo accresce il valore naturalistico dei pochi esemplari monumentali, tanto che in alcune zone d’Europa sono strettamente tutelati. In Italia, è comune su tutto il territorio, ma più sporadico nel Meridione. Appartiene alla famiglia delle Rosaceae.
Ecologia
Prunus avium vegeta bene in pieno sole, ma sopporta ottimamente la mezz’ombra, anzi questa è fondamentale per le giovani piante. Ama suoli freschi, anche umidi, ma senza lunghi ristagni d’acqua, meglio se con buoni apporti di sostanza organica. Difficilmente si riscontra su terreni fortemente acidi. Resiste alle basse temperature. Il Ciliegio dolce vive nei boschi in piccoli gruppi, intorno alle radure, presso i margini boschivi; solo nei boschi di forra, suo habitat elettivo, si mescola indifferentemente alle altre essenze arboree che l’accompagnano. Per la sua rapidità di crescita, in collina e in montagna lo si osserva frequentemente, insieme al Frassino maggiore, la Betulla o la Roverella, colonizzare i terreni delle coltivazioni abbandonati, però raramente arrivando a sviluppare piante di dimensioni normali. Si localizza dalla pianura fino a 1400 m di quota.
Impieghi
L’utilizzo più conosciuto di questa specie è quello ortofrutticolo; incrociato e selezionato dall’uomo, sono state create molte varietà fruttifere; oltre al consumo fresco, le ciliegie sono impiegate per marmellate, confetture, gelatine, sciroppi, dolci e succhi, mentre dalla polpa e dai noccioli frantumati vengono distillati dei liquori. Comunque, anche le ciliegie selvatiche, più acide e di minori dimensioni, attualmente sono riutilizzate per la produzione di trasformazioni artigianali. Soprattutto negli ultimi anni, Prunus avium viene sempre più impiegato nell’arboricoltura da legno e per le formazioni lineari (filari campestri) a fianco delle colture. Sotto il profilo ambientale, questa specie può essere ottimamente usata nella ricostituzione di boschi, dalla pianura alla montagna, e nei ripristini delle aree degradate: favorisce la biodiversità essendo pianta alimentare per i selvatici, mellifera e gli individui più adulti, dai tronchi frequentemente incavati, offrono rifugio a molte specie faunistiche. Il legno di Ciliegio dolce, duro ma facile da lavorare e che presenta graziose venature rosso-brune, è richiesto in ebanisteria e falegnameria per molteplici manufatti: mobili, intarsi, impiallacciature, strumenti musicali, sculture, fabbricazione di pipe. L’uomo ha selezionato questa specie non solo per fini alimentari, ma anche ornamentali, ottenendo pure varietà a fiori sterili con molti petali, dai risultati estetici notevoli. Non ultimo è l’impiego a scopi energetici: il legname di Prunus avium è un buon combustibile. In fitoterapia sono utilizzati la corteccia, i fiori, i piccioli e i frutti, febbrifughe, diuretiche, antiinfiammatorie e lassative.
Curiosità
L’uso alimentare del Ciliegio dolce è datato dalla Preistoria. Una pratica molto più attuale, è quella di impiegare i noccioli di questo ciliegio (ma si possono impiegare anche quelli di altre specie) nella termoterapia domestica, come cuscini termici: i noccioli vengono lavati ed essiccati e poi inseriti in una federa di stoffa; questa, inserita nel microonde o in forno, quando estratta trattiene calore e lo rilascia lentamente, come le borse d’acqua calda; all’inverso, raffreddata in freezer, diventa un impacco freddo contro gonfiori o piccoli traumi. Le cicatrici risultanti dalle operazioni di potatura del Ciliegio dolce, talvolta emettono delle bolle gommo-resinose che, in passato, i bambini le utilizzavano come gomma da masticare. Le piante sono nutrici di numerose farfalle, tra cui la Nymphalis polychloros, Aporia crataegi e Iphliclides podalirius. Il Ciliegio dolce dei piantamenti, oppure non spontaneo, è soggetto a varie patologie fogliari, riscontrabili con defogliazione degli individui già all’inizio dell’estate.
I ciliegi, per i giapponesi, hanno un forte significato simbolico: queste piante sono associate alla fugacità della bellezza e della vita: per i fiori che sbocciano in modo spettacolare, ma durano fioriti per pochi giorni. Per gli albanesi indicano il rinnovamento dell’anno, con la loro precoce fioritura.