Ligustrum vulgare L.
Nome italiano: Ligustro.
Nome dialettale: ciavrel, ciavrela, cravaj, caravagna, ülivëtta.
Caratteri generali
Arbusto dal portamento cespuglioso a ceppaia, caducifoglio, alto fino a 2 m o poco più; non è particolarmente longevo.
Può essere confuso con il ligustro giapponese, più vigoroso e sempreverde, o con i ligustri a foglie ovali o il lucido, oppure con altre varietà orticole, tutte tendenti a naturalizzarsi. Ligustrum vulgare è spontaneo in Italia. Appartiene alla famiglia delle Oleaceae.
Ecologia
Specie di pieno sole, ma sopporta la penombra, si adatta a vari tipi di suolo purché ricchi di nutrienti e preferibilmente basici o neutri, asciutti o freschi, comunque ben drenati.
Vive comunemente dalla pianura ai 900 m di altitudine, ma è possibile individuarlo fino a 1300 m.
Impieghi
Frequentemente usato nei giardini e nei parchi, principalmente per creare siepi e barriere verdi, data la sua rapidità di crescita e la chioma densa e fitta.
Per queste caratteristiche e per la tolleranza alle potature, anche drastiche e in tutti i periodi dell’anno, viene spesso utilizzato dai giardinieri specializzati nell’arte topiaria. Talvolta, trova impiego nella costituzione del sottobosco dei boschi seminaturali e ottimo uso nelle rinaturalizzazioni ambientali, grazie alle notevoli capacità colonizzatrici di scarpate, aree franose o degradate e margini stradali. Il ligustro è un buon alleato degli apicoltori, in quanto i suoi fiori bianchi sono ricchi di nettare, molto gradito dalle api.
Curiosità
Il termine Ligustrum deriva dal latino ligare, legare, in quanto i rami sottili e flessibili erano molto utilizzati come legacci in agricoltura e per intrecciare ceste e gerle. In passato, i rami venivano utilizzati anche per fabbricare scope rustiche. Dalla corteccia si estraeva un colorante giallo, mentre dalle bacche blu-nere, oltre a ricavarne un inchiostro violetto, si producevano tinte naturali che conferivano tonalità bluastre o violette ai capi di lana e grigiastre o azzurrognole ai tessuti di cotone o lino.
Questa pratica fu molto operata nei monasteri medievali italiani e francesi, per gli abiti poveri e per disegnare le miniature sulle pergamene.
Nell’erboristeria popolare, le foglie erano utilizzate per le proprietà astringenti per uso esterno, lassative per uso interno, vulnerarie e detergenti; l’olio ha impiego contro i dolori reumatici.
Occorre ricordare che le bacche sono assai tossiche per l’uomo, causando seri problemi gastrointestinali, ad opera principalmente di due glucosidi: ligustrina e ligustrone.
Di ciò, si fa beffa l’avifauna, che gradisce questi frutti, a loro innocui, in special modo: tordi, cesene e merli. Il ligustro è specie nutrice di farfalle, quali Sphinx ligustri e Acherontia atropos. Per gli appassionati della simbologia botanica Ligustrum vulgare rappresenta la protezione. Infatti, già nell’antichità, si aveva uso della specie nei pressi delle case, quale protezione spirituale; tale pratica fu ripresa in epoca vittoriana, considerando le siepi di ligustro scudo naturale contro gli influssi negativi.

