Frangula alnus Mill. subsp. alnus
Nome italiano: Frangola.
Nome dialettale: verna giana (giauna), verna cita, bosch dij gaj.
Caratteri generali
Arbusto deciduo con chioma irregolare e poco densa, che raramente supera i 3 m di altezza, ma si possono osservare esemplari anche di 7 m.
In Italia, è diffuso soprattutto nel settentrione ed è assente nelle isole e nel “tacco” (Puglia). Appartiene alla famiglia delle Rhamnaceae.
Ecologia
Specie che ama il sole e sopporta la mezz’ombra, indifferente alla natura del terreno, ma ama poco quello calcareo e ricco di azoto; è adatta sia a suoli aridi, sia umidi e ricchi di sostanza organica. Si riscontra abbastanza frequentemente nelle zone semipaludose o che subiscono ristagni idrici temporanei, come i boschi ripariali. Vegeta dalla pianura fino agli 800 m di altitudine, comunque potendo osservare degli esemplari isolati fino a 1300 s.l.m..
Impieghi
Per le sue caratteristiche ecologiche (ottima tolleranza a suoli acidi e umidi) trova buon impiego nei rimboschimenti e nei ripristini di habitat palustri e torbosi, nonché nel consolidamento di suoli marginali.
La gradevolezza estetica delle singole drupe (i frutti) scure e del fogliame autunnale giallo, ha stimolato l’utilizzo della Frangola per la costituzione di siepi o come pianta ornamentale mescolata ad altri arbusti nei giardini seminaturali, oppure quale quinta di sfondo nelle aree più umide dei parchi.
I suoi fiori sono buoni alleati degli apicoltori, fornendo nettare e polline, mentre le drupe sono ritornate in auge per la produzione di tinture naturali (colori verdi, grigi e blu), come la corteccia (colori gialli e marroni). Quest’ultima, può trovare uso fitoterapico, ma solo sotto il controllo di un erborista, perché molto tossica come i frutti: essiccata da almeno un anno o trattata termicamente, sviluppa antrachinoni dall’effetto lassativo.
La forte tossicità non vale per l’avifauna, che si nutre senza problemi delle “bacche” nero-violacee.
Curiosità
La Frangola deve il suo nome al latino frangere, «rompere», riferito alla fragilità dei rami.
Il termine specifico alnus si riferisce chiaramente al nome generico dell’Ontano nero, Alnus glutinosa, con il quale condivide molto spesso l’ambiente ed anche una certa rassomiglianza morfologica delle foglie.
Fino alla Seconda Guerra Mondiale la carbonella ricavata dal suo legno fornì un’ottima polvere da sparo fine e, per il suo modo lento e regolare di bruciare, fu usata per fabbricare le micce. Frangula alnus è cibo per le larve delle graziose e rare farfalle Aporia crataegi, Gonepterix rhamni, Gonepterix cleopatra e Callophrys rubi.

