Crataegus monogyna Jacq.
Nome italiano: Biancospino.
Nome dialettale: bisula, bisulin, pailin, busrin.
Caratteri generali
Arbusto caducifoglio di rapido sviluppo e molto resistente; normalmente raggiunge 3-4 m di altezza, ma isolato in luoghi soleggiati può superare i 6 m. In Italia, è molto frequente. Appartiene alla famiglia delle Rosaceae. I rametti giovani sono spinosi. I frutti polposi sono definiti “pomi” e in autunno diventano color rosso vinoso. La specie monogyna è morfologicamente molto affine a Crataegus oxyacantha, raro in Piemonte, che presenta frutti a 2 o più semi e foglie meno incise. Le piante sono molto longeve (dal punto di vista di un arbusto e umano), potendo superare i 100 anni d’età.
Ecologia
Il Biancospino è amante del sole, ma tollera molto bene la mezz’ombra; si adatta a diversi tipi di suolo, da acido a basico, da asciutto a fresco, da argilloso a sabbioso. Specie pioniera, è osservabile in vari tipi di boschi, preferendo quelli poco densi o colonizzare i bordi a contatto con le colture o i prati. Frequentemente, insieme al Prugnolo, occupa i coltivi abbandonati. Resiste ottimamente al freddo, ma soffre gli sbalzi termici estivi. Vegeta bene dalla pianura fin oltre i 1.000 m di altitudine.
Impieghi
Attualmente, l’utilizzo più diffuso è quello per formare siepi, potate o libere, negli interventi di recupero ambientale e per ricostituire il sottobosco di boschi seminaturali. I vivaisti lo impiegano come portainnesto per alcune specie ornamentali e da frutto, come il nespolo nostrano e gli azzeruoli. Per l’ottima valenza ornamentale, il Biancospino viene piantato nei giardini e nei parchi, lontano dalle aree più fruite, a causa delle spine. I frutti commestibili, anche se non particolarmente dolci, ma ricchi di vitamina C, possono trovare buon impiego in marmellate, gelatine e anche nei liquori. Talvolta, i fiori in boccioli sono conservati sott’olio, come i capperi. Molto conosciuto nella fitoterapia, le foglie, i fiori e i frutti sono usati per preparati cardiotonici, vasodilatatori e come blandi ansiolitici.
Curiosità
In passato, principalmente dal Biancospino si ricavavano le fascine da forno, in quanto la sua diffusione nel bosco era da tutti osteggiata, per la rapidità di sviluppo a scapito di altre specie boschive e poiché spinoso.
Tale raccolta era favorita anche nelle proprietà comunali, talora con prescrizione di eradicazione.
I frutti costituiscono cibo invernale per l’avifauna frugivora (tordi, cesene, ecc.) e sono gli arbusti che accolgono il maggior numero di invertebrati.
La specie è nutrice delle larve di lepidotteri, quali Aporia crataegi, Iphiclides podalirius ed Eudia pavonia.
Il legno molto duro, tanto da dare il nome al genere: Crataegus deriva dal greco kratos, forza, veniva adoperato per realizzare piccoli utensili, manici di strumenti, bastoni da passeggio e le spine appuntite, è scontato … gli spilli.
Fin dall’antichità, lo spinoso Biancospino è stato il grande protagonista nella costituzione delle siepi vive in tutta Europa, realizzate per proteggere le colture dal bestiame domestico e dagli animali selvatici; attualmente, questa spiccata presenza nel paesaggio agrario è stata eliminata nel continente, al fine di rendere più agevole l’ingresso nei campi ai mezzi agricoli e sfruttare ogni centimetro di terreno agrario.
Tale tradizione delle recinzioni vive con Biancospino prosegue ancora in Inghilterra, con la tecnica dell’hedgelaying, considerata un’arte rurale, che consiste nell’incidere alla base i rami principali degli arbusti e piegarli quasi orizzontalmente, senza staccarli completamente dal ceppo; questi rami vengono intrecciati e sostenuti da pali verticali.
Purtroppo, simili tecniche italiane sono state abbandonate, a scapito della biodiversità offerta dalle siepi vive (habitat per avifauna e piccoli animali, nutrimento per gli impollinatori delle specie in coltivazione dopo la raccolta agraria, funzione di frangivento e frangirumore, ecc.).
L’antica notorietà del Biancospino è evidenziata perfino dai grandi letterati: Shakespeare lo menziona in varie opere, come simbolo dell’amore giovane e della primavera, in prosecuzione del simbolismo dei Greci, che ornavano le are nuziali con i suoi rami fioriti e dei Romani, che avevano dedicato la specie alla dea Maia, regnante sul mese di maggio.

