Carpinus betulus L.
Nome italiano: Carpino bianco.
Nome dialettale: carpu, cherpu, ciarm, carpuin.
Caratteri generali
Albero caducifoglio, dalla folta chioma; cresce lentamente fino ad arrivare ad una altezza media di 20 m.
La durata della vita di ogni pianta non è particolarmente lunga, arrivando a superare di poco i 100 anni.
In Italia, è relativamente comune nella parte settentrionale, diffuso principalmente sul settore alpino, sporadico nel Meridione; manca sulle isole. Può essere confuso con il Carpino nero, tuttavia quest’ultimo vive nell’area mediterranea e difficilmente si sovrappone al Carpino bianco, incline al clima continentale-alpino. Carpinus betulus appartiene alla famiglia delle Betulaceae.
Ecologia
Albero preferente l’ombra o la mezz’ombra, ma che sopporta bene il pieno sole; esige suoli freschi di varia granulometria, profondi, preferibilmente limoso-argillosi. Rifugge i terreni marcatamente acidi.
Il Carpino bianco vive dalla pianura alla montagna, fino a 1.000 m circa.
Impieghi
Carpinus betulus viene utilizzato nella ricostituzione dei boschi planiziali e collinari e del verde urbano, tollerando bene l’inquinamento e i terreni compattati; in arboricoltura da legno è impiegato consociato alla Farnia e al Frassino maggiore.
In ambito ornamentale e paesaggistico, trova notevole uso in parchi e giardini, per la formazione di quinte di sfondo ai prati (posto tra querce, faggi o frassini, essendo di minor altezza dona un estetico senso prospettico), viali alberati, siepi: per quest’ultime si sfrutta la sua sopportazione al taglio, (effettuabile in tutte le stagioni), la possibilità di sagomare i rami e la caratteristica di trattenere le foglie morte d’inverno, doti che lo rendono ottimo materiale per l’arte topiaria o come frangivento per le colture.
Per i medesimi motivi è impiegato per le siepi campestri dove, inoltre, offre buon riparo all’avifauna e ai piccoli selvatici, e come barriera di mascheramento di edifici o serre. Il legno, forse il più duro e resistente d’Europa, tanto da meritarsi l’appellativo di “ferro di bosco”, è molto apprezzato a scopi energetici per il suo potere calorifico elevato, superiore anche al legno di faggio; purtroppo, la sua fibratura contorta lo rende facilmente incline alla fessurazione e ciò ne limita l’uso in ebanisteria, manufatti, ecc. In fitoterapia è stato rilanciato come gemmoderivato, utile quale antiinfiammatorio, astringente, rimineralizzante, rigenerante delle mucose nasali.
Il Carpino bianco offre rifugio a numerose specie di invertebrati e i semi sono eduli per i selvatici.
Curiosità
In passato, il legno ebbe impiego per la fabbricazione dei ceppi da macellaio, bocce, torchi, mazzuoli, ruote di carri e piccoli ingranaggi, finanche bottoni.
Nei boschi, a partire dal Medioevo, fu governato a ceduo sotto la fustaia di querce, per fini energetici; la ceduazione poteva avvenire a ceppaia, tagliando rasoterra per stimolare la pollonatura utile alla produzione di fascine, ottima carbonella, sostegni per la coltivazione dei fagioli, oppure con la capitozzatura ad altezza d’uomo, quando nel bosco pascolavano anche gli animali domestici.
L’arte topiaria applicata al Carpino bianco offre buoni esempi presso la Reggia di Venaria e, ancor più, in quella che è la massima esemplificazione dei giardini formali francesi: la Reggia di Versailles.

